Persepolis, il film.
Ricordo ancora chi due anni fa mi prestò i tre volumi della graphic novel di Marjane Satrapi. Li divorai, io che i fumetti li leggo poco e per quanto mi piacciano, riescono prima a stancarmi.
Poi esce il film, non vedo l’ora, lo vedo e lo rivedo, e me ne innamoro quanto e più di prima, cioè quando avevo letto i fumetti, appunto. E tanto.
Ho letto che non è adatto a un pubblico di bambini. Strano, io dopo averlo visto, ho proprio pensato quanto potesse essere utile nella sua semplicità, ma nella sua fedeltà, agli occhi di un bambino. Io a mia figlia lo farei vedere, voglio dire. Il linguaggio è a tratti un po’ colorito, e la storia non è certo delle più leggere, anzi. Ma è reale.
Marjane Satrapi ha disegnato il film, in collaborazione col regista Vincent Paronnaud, rendendolo quindi del tutto fedele alla storia originale, autobiografica, che la racconta dall’infanzia trascorsa in Iran fino all’età adulta.
Marjane ha nove anni quando inizia il suo racconto. E’ precoce, illuminata, impavida, ricettiva. Il suo popolo è distrutto dal potere dei fondamentalisti che impongono il buio con il velo, le minacce, la censura e la morte. Majane scopre gli Abba, poi gli Iron Maiden e il punk, la persecuzione contro la propria famiglia e l’esecuzione dello zio. E i bombardamenti. E l’esilio. Per la propria sicurezza e la propria cultura, Marjane vola in Europa al compimento dei suoi quattordici anni. L’Austria sarà il confronto con l’adolescenza, con i pregiudizi e con i propri valori.
Il racconto di Marjane è testimone dei grandi eventi che vanno dal potere tirannico dello Scià a quello oppressivo dei Guardiani della Rivoluzione, in una narrazione sociale che commuove e coinvolge.
Marjane Satrapi con ironia ed eleganza riesce a tracciare una storia che non si imprigiona in se stessa: il disegno rilancia, il bianco e nero è neorealistico, e il raro colore espressionistico.
E’ un film, e prima di tutto una graphic novel, ottimamente riuscito, una perla intensa, avvincente e brillante, dotata di una solida sceneggiatura che interseca dialoghi intelligenti a folgoranti trasposizioni mentali (come l’urlo di Marjane che si prende i tratti di Munch).
In definitiva un piccolo capolavoro, struggente e splendido, che insegna e scuote. O una piccola opera d’arte che per parafrasare Pirandello, forza un sorriso, mentre nasconde una lacrima.



