Sembra l’altroieri scendere dal bus e vedere un manifesto con un corso per Web-Designer. Sembra ieri stampare, compilare, faxare, chiedersi se c’è da pentirsi.
Sembra l’altroieri lo sciopero dei treni, il primo esame, dei compagni d’esame che ricordo a malapena. Uno sguardo di ricerca, chiedersi chi sono, come saranno, ma saranno loro poi?
E sembra l’altroieri la telefonata, “sì, lei è passata”, il colloquio, la visita medica. E ancora facce che conoscevo solo a malapena.
Sembra ieri il primo giorno, a incasellare le persone dagli abiti, dalla voce, dallo sguardo. Ingorda di capire chi mi circondava. Cambiare idea, rapidamente.
E poi trovarsi travolta. In una piccola aula, sarò io che mi innamoro di queste piccole cose, o delle grandi sorprese. In una piccola aula, una altrettanto piccola famiglia da cui difficilmente mi separo.Sembra ieri a dire e pensare che tre mesi sono tanti, troppi. Oggi a credere che siano volati.
Con i ritardi, immancabili, del diretto 34114. Con il mercato, del lunedi, con le cinture, che da noi mica le troviamo a cosi poco. Con L. che al mercato non capisci bene dove sia finita, con D. che colazione, spuntino e pranzo non li fa mai e ti domandi come faccia ad usare ancora il cervello. Con la cintura della Golf, che L., se non la metti, trilla fino a dopodomani. Con i posti sempre decisi, ed è inutile confondersi, io a sinistra, tu a destra, e tu davanti. Con gli aranci, i mandarini, i cruciverba che prima li facevo io, e poi mò vengono solo a D. Ed è inutile L. che poi vieni verso Brignole, tu devi andare in là, prendi il bus, che vai a casa tua, o se vuoi venire con noi, benvolentieri. Che tra l’altro a Principe ci sta anche il Nestea, senza tappo, che te lo danno solo quando il tuo treno è in partenza, ma è comunque buono.
E la porta, la porta di poios, che quante volte devo scrivermelo, non si spinge, da fuori si tira. E il muretto, che ormai per un po di sole a mezzogiorno devi andare dall’altra parte.
Oggi è stato il vero ultimo giorno del corso di WebDesign. Abbiamo ancora due settimane di burocrazie. Ma sono gli sgoccioli, quelli che ti fanno capire quando le cose finiscono, quelli che ti mettono un po di amaro in bocca.
Allora uscirò ancora dalla porta,quella che da fuori non mi ricordo proprio se si tira o si spinge. Uscirò tutti i giorni che rimangono. E avida di tutto riguarderò tutto Piazzale Olimpia per portarmelo sempre un po’ dietro.
Grazie, sì, vi voglio bene.
Piazzale Olimpia
Qualcosa che scrissi nel 2006, un ottobre. Un ottobre nel quale cambio la mia vita. E tutto iniziò là, in piazzala Olimpia.




Lucia ha detto,
Febbraio 8, 2008 a 11:45 am
In quei mesi qualcosa è cambiato per noi. Forse si può dire che siamo diventate adulte…
Dopo quell’ottobre, ci siamo trovate catapultate, anche se in posti e modi diversi, nella prima vera esperienza lavorativa, nella specializzazione, verso un futuro più…definito forse.
Dispiace solo aver perso un po’ di persone per strada. Eravamo forse troppo diversi, con stili di vita, ritmi diversi.
Sono contenta di averti ancora e di poter condiviere insieme quel ricordo, oltre alla nostra vita in continua mutazione.
Chissà, magari, tra qualche anno, se avremo bisogno di parlare, di staccare dal quotidiano, potremmo andare a prederci una pizzetta nel bar di piazzale Olimpia e sederci su quel muretto al sole.
O magari mangiarci un pezzo di focaccia al formaggio sugli scogli caldi. : )
Amica mia.