La donna in blu (seguito) ed altre storie

Febbraio 1, 2008 at 7:23 pm (everyday, life soundtrack, lifestyle) (, , , , )

Perchè te la ricordi ancora, dopo piu di due anni, quella donna in blu?

Bè, sul thisriver, fu un caso. Uno dei post con più commenti, o con più bei commenti. Ma poi, fu anche il primo caso di osservazione sociale che io ricordi su me stessa. Una sorta di etnografia mobile.

Ho ripreso, in seguito alla formalizzazione di un’idea che ho in testa e che spero che una persona condivida, e di cui spero quindi di poter scrivere presto. Osservare.

E osservando ho spesso rivisto la donna in blu. Che ora veste a caso, legge Gente o Chi, brama un posto a sedere su un autobus di linea spento nei colori e spinto nel traffico.
Così, ho offerto mio il posto alla signora spaiata. Lei non ha colto nei miei occhi la gratitudine di avermi iniziata all’osservazione peculiare, minuziosa. Sdeganta ha rifiutato, per poi rincorrere un pezzetto di libertà a gambe chine poco più in là qualche minuto dopo. Mi è sembrato che tutto potesse cambiare, e che le nevrosi, le note, i capillari pregi che avevo ontologicamente tassonomizzato fino a quel momento fossero aria nei pugni.

Ho ripreso a osservare così, in seguito a questo e il progetto che dicevo. Ricostruisco persone, relazioni osservandoli nascosta da cuffie bianche a rasovolume, quanto basta per una colonna sonora. Giorno dopo giorno conosco le persone nei loro passi, nei cambi di abbigliamento, nelle pratiche costanti più di quanto loro non si accorgano di fare ciò.

Ho un paio di percorsi prestabiliti con un delta di orario funzionali a certe mie altre attività quotidine (dicesi, il lavoro), ma mi concedo qualche variazione su tema.

Ieri ho visto un bambino giocare da solo con una palla rossa in una traversa di una delle due piu note vie commerciali di Genova. E ho riconosciuto un’altra persona pranzare ad un tavolino. Oggi sono ripassata. La signora era nello stesso posto, digeriva il suo pasto attendendo il caffè. Stesso orario di ieri più o meno, stesso tavolo, stessa fase. Il bambino giocava con la palla rossa contro lo stesso cancello, sempre da solo, e sempre con lo stesso sorriso.

Mi sono chiesta se siamo noi uomini ripetitivi o c’è una sottile grazia poetica in tutto questo. Sto leggendo la grammatica di Dio di Stefano Benni. L’ho presa come Bibbia e cerco di tracciare un profilo visivo della grammatica di Genova, ecco.

3 Commenti

  1. nocciolina ha detto,

    stasera mi sono trovata in uno stesso posto. a quasi un anno di distanza.
    inevitabile tentativo di respingere i ricordi.
    seppure
    inutile.
    non ero ripetitiva. non ero poetica.
    ero io
    un anno fa.

  2. nocciolina ha detto,

    eppure se le persone non cambiano le cose sono le cose a cambiare le persone.
    io cambio
    (a nocciolina non piace dire addio).

  3. Aleyakke ha detto,

    potrei anche essere OT, ma un’idea mi sono fatto: quello che pensiamo sia un paese patria di mostri, alleva anche artisti (semplici fotografi dilettanti come noi) eppure nelle foto del blogroll (Urmariti) oltre le sue, trovi delle foto che non ti aspetti.

    http://valeriucostin.blogspot.com/

    Yakke (due foto di via Pré dimmi se ti piaciono)

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