300 m. s.l.m.

Gennaio 7, 2008 at 7:34 pm (franc3s, lifestyle) (, , )

04012008036b.jpgAspettavo l’ispirazione. Sono passati giorni, e la neve si è sciolta. Ma le sensazioni no, quelle no. Come il sorriso di chi crede di fare una follia, ne è pienamente consapevole, e non vuole che affondarci dentro.

Bè, come follia, come colpo di testa non è notevole. Ma si dice che anche il più lungo dei viaggi inizi da un solo passo. Così, ho guardato con curiosità chi vestiva moonboot viola dove ancora non era necessario. Dove la neve aveva sfiorato l’asfalto senza per questo rimanerne rapita. E poi ho scoperto che saliva sullo stesso mezzo pubblico che mi avrebbe portata da lì a poco al luogo di lavoro, in anticipo per un caffè vicino alla neve. Lì sì che c’era davvero, ma poca, non abbastanza per giustificare moonboot viola, tutto sommato ancora fuori luogo. E così l’autobus, più goffamente della signora, vestiva i suoi moonboot. E sembrava un gigantebuono obbligato a vestire le bretelle per tenere su i suoi grandi pantaloni.

Il trucco di volere poesia, tutta assieme e di botto, sta nel cercare un film al posto della propria vita. Al costo piuttosto comune di sembrar matti.

E così me ne stavo seduta sulle spalle del mio gigante buono che poverino zoppicava con le sue bretelle ingombranti e poco utili, ancora. Poi a ridosso dell’ufficio, ma anche della mezz’ora poco abbondante che mi avvicinava al mestiere, guardo in alto, vedo neve tra palazzine liguri colorate. Guardo l’ora. Chiedo alla signora dei moonboot viola quanto separa lì al capolinea di quell’autobus. Lei mi dice dieci minuti, un quarto d’ora al massimo con questo tempo. Io le credo. Guardo l’ora tanto da contare i secondi. Sento di voler salire, di voler vedere la neve e il mondo dall’alto e poi tornare giù, in tempo per fare il mio dovere. Mica lo sapevo dove stava il capolinea, immaginavo, erroneamente fosse poco più in alto. Mica lo sapevo che stava a trecento metri sul livello del mare, in un paese ben lontano da quella che doveva essere la destinazione.

Mentre salivo vedendo cambiare il paesaggio, io sorridevo. Abbastanza per incuriosire i miei compagni di viaggio, inconsapevoli di contare più di sconosciuti. Sorridevo con un perchè solo mio . Interrotta a sprazzi dal dubbio di chi non sa dove sta andando. Ritornando subito a sorridere, con la certezza che non si va mai cosi lontano come quando non si sa dove si sta andando. Che non lo sai, fino a che non ci sei.

Così sono salita fino in cima, scendendo giù con lo stesso gigante buono, dopo aver visto cambiare il tempo più di quanto non cambi dal nord al sud. E assistita dal destino che protegge le scelte di audace e inconsapevole entusiasmo sono tornata nel mio ufficio in anticipo, quel tanto che serviva a scaldare arti infreddoliti e sorrisi infuocati.

7 Commenti

  1. nocciolina ha detto,

    palla colta al balzo.

  2. cri ha detto,

    arrivo a te tramite nocciolina.
    e stupisco.

  3. franc3s ha detto,

    cri. un piacere nuova gente. procedo a fatica, e ho giusto bisogno di questo ;)
    stupisci? tipo?

    noc. GRAZIE J’adore la reinterpretasiooooon

  4. thepinkblog ha detto,

    Wow Fra! Come al solito, mi sembrava di essere con te su quel gigante buono avvolta dall’euforia della neve.
    È bello vedere che la neve non fa quest’effetto solo a me… la magia della neve, l’euforia di una situazione nuova dove tutto è inesplorato…

  5. Xantippe ha detto,

    meravigliosa la mia Fra!
    e io…adoro ogni genere di follia..lo sai!quindi…:)

  6. Aleyakke ha detto,

    Ti sei avventurata, nella pausa, quasi in vetta in cerca di cosa: neve alpina?
    Ma che calzari avevi tu?

    Alex

  7. franc3s ha detto,

    In cerca di poesia, suppongo. Ma ero provvista di semplici anfibi non riscaldati.. Non sarebbe servito altro, ad ogni modo ;)

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