Come le nespole.
Ascolta. Sulle note di Ascolta fotograferei. Così come lui, Lui, Ludovico. Einaudi. Lui ti fotografa la vita.
Fotograferei la pelle scura, oliva, ma chiara, di quelle che quando la luce le colpisce digradano da ogni colore fino al nero e ti chiedi perchè. Io me lo chiedo.
Sarebbe banale. Con una sedia, bianca, barocca, rotonda, ma piena di spigoli. E un drappo verde, che lo sai perchè. Ma fotograferei la tua luce, un braccio sulla fronte, un corona che ti casca in testa. Non chiedermi il perchè. A chi me l’ha chiesto, io non ho mai saputo rispondere.
Ho solo sempre e solo premuto. Clic. Clic. Swink. Come le note di un piano, quelle che veloci si susseguono, e non si accavallano mai.
Quelle che compongono le melodie, come io componevo un numero. Un numero che non esiste. Chissà perchè poi? Perchè non esisti più te? Non esisto più io. Non esistiamo piu, e il passato, altro che siamo noi.
Fotograferei, davvero se potessi lo farei. Per sempre, perchè potesse non sfuggire più. Anche se comunque non basterebbe. Forse. I colori, quelli che scorrono nelle vene. Accesi come il sangue, rossi come il sangue, rossi come i capelli. Aguzzi come le unghie, come gli occhi, come le parole, come i ricordi. Sottili, rochi, come la voce. Morbidi. Come i gatti. Ricolmi di cura pieni a stremare, come i cani.
Come la ghiaia. Informe.
Che ti fa scavare.
Di riflessi.
Come le nespole, che io non ho mai mangiato.



